Fausto Falchi
1982, Pomigliano d’Arco, Naples, Italy
Lives and works in Venice, Italy

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Ode an die freude 2012

Ode an die freude from faustofalchi on Vimeo.

Una bandiera Europea sfida una linea di fiamme movimentate dalle onde sonore risultanti da un’esecuzione sperimentale del Tubo di Rubens.

La riproduzione audio del quarto movimento della Nona sinfonia di Ludwig van Beethoven genera la visualizzazione delle onde grazie ad uno speaker montato all’estremità del tubo perforato e alimentato a propano.

Il tessuto, realizzato per resistere alle fiamme attraverso un processo di  riduzione della classe di reazione al fuoco, subisce gli impulsi incendiari ottenuti per la prima volta dal fisico tedesco Heinrich Rubens nel 1905.

La linea delle fiamme risponde agli impulsi del brano originariamente composto da  Friedrich von Schiller, ispirato ai sentimenti di gioia e fratellanza universale poi adottato come inno ufficiale dall’Unione Europea: l’effetto visivo è un’alternarsi di picchi e discese che rimandano all’instabilità dei mercati finanziari, oggi al centro dell’attenzione per la loro capacità di destabilizzare gli equilibri economici mondiali, mettendo a dura prova la tenuta del progetto economico Europeo. Il dramma inscenato da  Ode an die Freude porta al limite estremo la durabilità del tessuto che tiene insieme le parti di un tutto terribilmente esposto alle speculazioni e agli assalti di un capitalismo vorace e parassitario. Ogni possibile soluzione è ancora di là da venire.


A European flag challenges a line of flames animated by the sound waves produced through the principle of the Ruben’s tube, originally experimented in 1905 by the German physicist Heinrich Rubens.

The audio reproduction of the fourth movement of the Ninth symphony by Ludwing van Beethoven makes the waves visible, thanks to the speaker mounted over the edge of a propane-powered perforated tube.

The fabric, designed to be fireproof through a process of reduction of its reactivity to fire, is constantly subjected to incendiary impulses. The line of flames reacts to the impulses of the piece originally composed by Friedrich von Schiller, inspired by ideals of universal joy and brotherhood, later adopted as the official anthem for the European Union: the visual outcome consists of an interchange of peaks and drops referring to the instability of the financial markets, lately in the spotlight for destabilizing the world economics, challenging the survival of European economic system.

The drama played by Ode an die Freude takes to the extreme the durability of the fabric, that keeps together the parts of a whole awfully exposed to the speculations and the assaults of a voracious and parasitical capitalism. Any possible solution still has to come.                                                                                                                 

                                                                                                                Pasquale Nunziata

courtesy artist and kaufmann repetto Milano

photo by emmestudio

video by Roberto Marossi

Posted on Wednesday, November 7th 2012

TO WORKERS, 2011

Il lavoro nobilita l’uomo e lo rende libero: questa frase incisa su una lastra di marmo viene progressivamente erosa dallo scorrere dell’acido cloridico. Il processo di erosione si protrae lungo l’arco di tempo di una giornata lavorativa fino a cancellare l’incisione sulla facciata. La proposizione, di incerta attribuzione, si propone come l’epitaffio del lungo cammino che il lavoro e i lavoratori hanno intrapreso sulla strada dei diritti. 

Pasquale Nunziata

Posted on Tuesday, February 14th 2012

L.I. (Lavoro Illegale), 2011

Se costruire narrazioni è inscenare una fiction, ciò che sappiamo e ciò che raccontiamo è necessariamente una delle possibili ricostruzioni di eventi: lavoro illegale spinge ad una riflessione su una storia incerta i cui elementi rimossi e occultati emergono come un rigurgito nella contemporaneità.  

Frutto di un oscuro ritrovamento avvenuto in quella che oggi è un’area deindustrializzata della periferia milanese in passato area di lotte operaie e terreno di frontiera per le teorie politiche, la macchina che distribuisce proiettili da indirizzare al carnefice di turno ci sottopone un dubbio cruciale:  i primi distributori automatici introdotti dalla Coca Cola, grazie ai quali l’allora nascente massa dei consumatori era spinta verso nuovi stili di vita e inediti modelli di consumo, conobbero usi e riusi.

L’estetica della macchina pretende un corto circuito, rivela una trama nascosta nella finzione storica inserendosi nella narrazione come elemento fuorviante, almeno quanto le manipolazioni che le forze eversive, questa volta di matrice statale, operarono entro i movimenti di lotta nel corso degli anni settanta. 

Distribuire proiettili come lattine, tutto questo non fa alcuna differenza. A chi tocca il lavoro sporco?

Pasquale Nunziata

Posted on Tuesday, February 14th 2012

Sciopero a gatto selvaggio, 2011

Lo sciopero a gatto selvaggio è una forma di lotta operaia praticata negli anni 60 e 70 con azioni improvvise e difficilmente prevedibili, esso mirava a paralizzare le linee di produzione nei grossi impianti industriali.Nei luoghi della produzione seriale, basati sul sistema a catena, gli operai sabotavano la linea di produzione interrompendo il lavoro in modo alternato. I Maneki neko, generalmente usati come portafortuna nella tradizione orientale, inscenano una protesta collettiva sovvertendo la loro funzione di pezzi singoli. Presentandosi come moltitudine, ossessionata da un ticchettio incessante, irrompono nello spazio con una rivendicazione: vanno a correggere la fortuna.

Pasquale Nunziata

Posted on Tuesday, February 14th 2012

Worker Machine 2010

Worker Machine, 2010

La macchina operaia taglia una barra in acciaio con un disco abrasivo, l’operazione che la macchina compie genera un flusso di schegge metalliche incandescenti che vengono indirizzate su una parete. All’interno della parete dei magneti attraggono le schegge riproducendo una forma che rimanda al simbolo dei movimenti per l’autogestione sviluppatisi in tutta Europa durante gli anni 90. Il lavoro che la macchina svolge, diretta conseguenza delle logiche di produzione seriale, è qui anche una protesta nella quale non sembra comparire la componente umana, la macchina compie un gesto liberatorio ma effimero: ribalta il nesso causale con le sue circostanze di utilizzo, tentando di liberare se stessa dalla serrata logica che l’aveva prodotta. 

Pasquale Nunziata

Posted on Tuesday, February 14th 2012

Addicted Machine, 2010

La macchina assuefatta impasta continuamente colla a contatto che rimane fluida grazie alla continua e graduale aggiunta di solvente. Addicted machine compie un’azione programmata: mescola un prodotto chimico le cui esalazioni saturano lo spazio espositivo. Il collante, nato per uso industriale e poi successivamente lanciato sul mercato, è anche utilizzato in alcune aree del mondo per il suo effetto psicotropo. Lo spettatore è coinvolto in un’esperienza di sniffing, riconducibile a condizioni di estrema povertà, che riflette sullo sviluppo tecnologico in quanto causa dei fenomeni di polarizzazione delle risorse.

Pasquale Nunziata

Posted on Tuesday, February 14th 2012

Bored Machine, 2010

Una macchina annoiata che consuma incessantemente una quantità sproporzionata di comuni sigarette, fumandole. L’atto di fumare, privo di utilità e di finalità per l’uomo, rifatto da una macchina, innesca un pensiero doppiamente ironico sul senso di questa azione costruttiva, inscenando una tragedia: umanizzare una macchina facendo in modo che riesca autonomamente a fumare e meccanizzare un uomo, l’artista, impegnato nella costruzione di un marchingegno inutile, alienante.

Pasquale Nunziata

Posted on Monday, February 13th 2012

Food for fish, 2009

Food for fish experiment è una pagina web che mostra in streaming live un pesce in un acquario 24 ore su 24. Grazie ad un dispositivo automatico attivabile da remoto è possibile nutrirlo cliccando il tasto “food”  posto inferiormente al riquadro video. Un’ interfaccia che avvia una relazione tra il reale ed il virtuale in modo da creare una serie di rapporti tra l’utente connesso in rete ed un pesce in un acquario. Un flusso di informazioni che  catalizzato verso un punto statico del mondo, simula la coercizione dei sistemi d’informazione. Un ‘apparato meccanico elettronico, gestito da remoto, trasforma informazioni in food per il pesce, che  inserito in un tempo internet, diviene vittima dell’overload della rete. Food For Fish è per sua natura un experiment in progress, sfrutta la variabilità ed i misunderstanding della rete, e non è destinato ad avere una risoluzione definita, ma a campionare gli atteggiamenti dell’utente medio al cospetto dei non luoghi internet.

Vincenzo Estremo

Posted on Monday, February 13th 2012

Knowledge Zone 2008

Knowledge zone è un  progetto che trova il suo fulcro nella riflessione sul mezzo internet, come elemento di conoscenza e di divulgazione della cultura, a cui tutti dovrebbero avere libero accesso. Con l’ausilio di pochi e semplici oggetti comuni, è stata costuita un antenna per trasmettere il segnale wifi. Un raggio di connessione di circa 1 km verrà proiettato da un tetto di Campiello Mosca, nei pressi del centralissimo Campo Santa Margherita dalle 9.00 alle 20.00 del 26 giugno. Tutti coloro che si troveranno a passare dal Campiello, troveranno segnalata la presenza del segnale e potranno accedere alla rete in maniera libera e gratuita, senza l’utilizzo di alcuna password. Una provocazione che vuole lasciare un segno significativo, sottolineando la fallacia della legge antiterrorismo del nostro paese, per la facilità da parte di chiunque di poter costruire un’antenna wifi, ma anche un gesto forte e concreto, una riflessione sul bisogno che lega la società moderna all’utilizzo del web. Una necessità democratica, di cui non si può e non si deve certo più fare a meno.

Chiara Di Stefano

Posted on Monday, February 13th 2012